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Cura practic de limba italiana - Texte de specialitate: JURNALISTICA





Cura practic de limba italiana

Texte de specialitate: JURNALISTICA



ALLEGATO: GIORNALISMO







I MASS MEDIA


Nel corso degli ultimi cinquant'anni il quadro mondiale della comunicazione è mutato in una misura e con una rapidità mai viste in precedenza. A partire dall'invenzione di Gutemberg, la comunicazione scritta è arrivata all'epoca dell'elettronica. Le sue straordinarie potenzialità si sono sviluppate a causa del flusso ininterrotto dell'informazione, in parole e immagini, su colonna sonore e musicale, in materiale pubblicitario, che spiega perché le società più avanzate sono definite ora 'società dell'informazione.

La stampa, la radio, la televisione e il cinema rappresentano gli strumenti di divulgazione dell'industria culturale, o le 'mass media'.

I quotidiani di maggior diffusione in Italia sono: 'Il corriere della sera', 'Il Giornale', 'Il Giorno' (di Milano); 'La Stampa' (di Torino); 'La Repubblica', 'Il Messaggero', 'Il Tempo' (di Roma); 'La Nazione' (di Firenze) e 'Il Resto del Carlino' (di Bologna); 'Il Mattino' (di Napoli) e 'Il Giornale di Sicilia' (di Palermo). I giornali dei partiti politici sono: 'La Voce Repubblicana', 'Il Popolo', 'L'Unità', 'L'Avanti!', 'Il Secolo', tutti di Roma, i quali rappresentano il Partito Repubblicano, la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista, il Partito Socialista e il Movimento Sociale Italiano. I periodici illustrati più noti sono: 'Oggi', 'Tempo', 'Epoca', 'Europeo', 'Espresso', Panorama', 'Gente', 'Fiera letteraria' ecc.

Comunicazione attuata per mezzo delle radioonde (onde hertziane), la radiodiffusione trasmette notiziari, cronache, musica e pubblicità, da stazioni apposite (studio), o da locali o posti aperti, dove accadono gli avvenimenti registrati sui nastri o redatti in diretto al microfono. Con il transistor, la radio si è diffusa nelle zone più povere e sperdute del globo.

Ancora più viva, perché non solo sentita, ma anche vista, la televisione rappresenta l'insieme di procedimenti e di tecniche usate per la trasmissione di immagini istantanee d'oggetti, dopo l'analisi di questi immagini (in punti e linee) e dopo la loro trasformazione in onde hertziane.

Le emissioni ed i programmi televisivi si devono a numerosissime persone: direttori e redattori d'immagine, suono, autori di bozzetti e di vari materiali, operatori ed altri, che assicurano l'elaborazione e la trasmissione d'informazioni e di spettacoli dalla camera o dallo studio a un gran numero di persone, per procedimenti speciali.

La televisione è il 'medium' di massa per eccellenza. I satelliti le hanno dato una portata planetaria.: ormai si contano a miliardi i telespettatori delle trasmissioni in diretta di determinati eventi. La televisione è statale e privata.

La trasmissione si fa per cavo, in bianco e nero o a colori, su canali nazionali e internazionali, dallo studio o indiretto, 'al vivo'. L'Italia ha diversi canali nazionali statali e privati che godono una fama internazionale.

La RAI 1, 2, 3, l'Italia 1, la RETE 4, il Canale 5 ecc. sono dei media conosciutissimi, seguiti da spettatori di vari paesi, almeno in occasione delle galle di musica d'opera (da Scala di Milano, San Carlo di Napoli) e leggera (di San Remo), di moda, di gare e competizioni sportive ecc.

Nei paesi retti a regime democratico – parlamentare, o liberale – capitalistico (ed è anche il caso dell'Italia) per garantire la libertà di espressione e il diritto all'informazione, le condizioni essenziali sono: l'esistenza di norme e regole chiare, l'ampia pluralità di voci, un'autonomia dei media dai condizionamenti di natura politica ed economica e persino dalle affinità elettive.

Complessivamente, il ruolo dei media è cresciuto enormemente. I media sono in grado di creare eventi e delineare la lista dei fatti e dei problemi da conoscere e da discutere. Inoltre, la televisione ha imposto una dimensione spettacolare all'informazione, alla politica e ai comportamenti collettivi e individuali che si è intensificata nei periodici e si è estesa nei quotidiani. Oggi, in molti paesi, i mezzi di comunicazione sono diventati una vera e propria industria, che a volte raggiunge dimensioni multinazionali.

La tendenza verso l'omogeneità dell'informazione è sensibile, a causa di certi aspetti soggettivi dell'attività svolta in quest'aria. La libertà d'espressione è però un impegno di noi tutti e di tutti i giorni, perché conoscere e far conoscere è un diritto fondamentale dell'uomo.

Otilia Borcia, Italiana intensiva

Parole nuove

mutarsi – a se schimba    bozzetto - schita

la divulgazione – raspandire in public                la portata - insemnatate

prelevare – a lua, a ridica, a scoate                     determinato – precis, anumit

attrezzattura – utilaj        la gara - concurs

attuare – a realiza, a indeplini                            paesi retti a regime – tari cu regim

apposito – potrivit, special                                 delineare – a schita, a contura (in linii mari)

sperduto – pierdut           l'impegno – sarcina, obligatie, indatorire, angajament



GIORNALI E RIVISTE


Le righe che seguono si propongono di illustrare le caratteristiche delle “pubblicazioni periodiche”, ossia dei soliti mezzi di informazione del pubblico, e il posto che oggi occupano nella vita dell`uomo moderno.

Fra queste, riteniamo prima i giornali o quotidiani, che si pubblicano ogni giorno; poi, in secondo luogo, i settimanali e i rotocalchi che, pur avendo un carattere informativo come i quotidiani hanno però in più illustrazioni, brani letterari, articoli e resoconti di vari domini o di specialità ecc.; poi vengono le riviste che possono essere quindicinali, mensili, trimestrali ecc.

Precisiamo adesso la fisionomia di un giornale, cioè le differenti rubriche, le varie edizioni e i principali collaboratori.

Le rubriche di un giornale possono essere: politica interna, politica estera, storia, letteratura, economia, scienza, medicina, arte, teatro, cinema, musica, radio e televisione, moda sport e . ”varietà”, che offrono ai lettori un panorama vario e approfondito dei temi della vita odierna nel mondo e, nello stesso tempo, un vivace quadro dell`attualità.

Le pagine più lette sono quelle degli articoli di fondo o editoriali, delle “ultime notizie' e delle cronache “speciali” (per esempio la “cronaca bianca”, ossia degli spettacoli e delle feste),cosi come le pagine dedicate ai resoconti dello sport.

Un giornale può aumentare la sua tiratura e il numero delle edizioni se ha sempre una buona e rapida documentazione sui fatti nuovi e se i suoi collaboratori sanno fare una interessante inchiesta di un fatto avvenuto recentemente, su dati già conosciuti.

In Italia, la direzione di un giornale di solito è formata da: un direttore, un vicedirettore responsabile e un redattore capo. Nel comitato di redazione entrano, oltre il redattore capo, i redattori di specialità, gli inviati speciali, i reporter e i corrispondenti.

Una rivista può essere invece, secondo le sue caratteristiche, di interesse speciale: letterario, politico, scientifico, artistico, commerciale, sportivo, umoristico, cinematografico, tecnico, finanziario, agricolo ecc.

Un giornale può apparire in centinaia di migliaia di copie e può avere anche dei supplementi domenicali che sono vere riviste.

Le copie dei giornali e delle riviste si vendono dai giornalai per le vie della città o in chioschi o edicole costruite a tal fine oppure si spediscono in abbonamento postale.

La vita dei nostri giorni non si può concepire senza la stampa, questa ricca e istruttiva fonte di informazioni di generi vari. Rimane una necessità vitale nell`attività dell`uomo.

Paul Teodorescu, Invatati limba italiana fara profesor

Parole nuove

aumentare a mari ritenere a retine, a considera

brano bucata,fragment odierno de azi

avvenuto survenit resoconto relatare, dare de seama

cronaca cronica stampa presa

inchiesta ancheta rotocalco revista, publicatie

inviato trimis tiratura tiraj



IL GIORNALE


Che cos'è il giornale

Il giornale è un testo la cui funzione principale è quella di fornire informazioni e commenti su fatti che si sono appena verificati (o si stanno verificando): vicini o lontani, più importanti o meno importanti (dal grande evento politico al consueto episodio di cronaca), ad un giornale interessando tutti i fatti purché siano attuali. Quotidiano, settimanale o mensile, un giornale parla dei fatti avvenuti il giorno prima, la settimana prima, il mese prima.

Sembra che esista qualche eccezione: nella terza pagina dei quotidiani, e più frequentemente nei settimanali e mensili, si parla di personaggi e avvenimenti molto più lontani nel tempo. Ma è un'eccezione apparente: per esempio, il 9 aprile 1985, su 'La Repubblica', è comparso un articolo sulla Seconda guerra mondiale, e precisamente sull'attacco anglo – americano alla Linea Gotica. Per quale motivo? Perché quest'attacco iniziò il 9 aprile 1945 .

Se il giornale ha scelto di parlare di un argomento non attuale, è solo perché l'attualità lo richiamava in qualche modo. La regola generale, dunque, è che si parla del passato lontano solo in occasione di una ricorrenza.


La nascita dei giornali e il loro pubblico

Il legame con l'attualità spiega (come vedremo) anche certe caratteristiche del linguaggio giornalistico. Ma, prima di tutto, vogliamo comprendere meglio la funzione svolta dai giornali nella società e nella cultura. Quando nascono? Quando si sentì il bisogno di un'informazione rapida e puntuale, che diffondesse le stesse notizie a una percentuale sempre maggiore della popolazione?

I primi veri quotidiani compaiono all'inizio del Settecento, in Inghilterra e poi in Francia. Si tratta anche dei primi paesi in cui si afferma la borghesia moderna, commerciale e industriale.

In un'epoca di grandi trasformazioni, la borghesia vuole coinvolgere una parte crescente del popolo nel proprio progetto di società: ha dunque bisogno che si formi un'opinione pubblica ad essa favorevole, e può farlo diffondendo le proprie idee o comunque invitando a discuterle. La borghesia, che promuove la libertà d'iniziativa in campo economico, si batterà anche per la libertà politica e per la libertà di stampa come diritti universali.

A dire il vero, i giornali nascono dapprima come luoghi d'informazione politica ed economica per i membri della classe borghese. Ma, rapidamente, conquistano un pubblico più vasto e arricchiscono la gamma dei loro argomenti: articoli di cronaca, di moda, curiosità, racconti di viaggi, vignette umoristiche, ecc.

Si avvicinano così sempre di più alla forma che conosciamo.

E' noto che quasi tutti i giornali esistono grazie al finanziamento di qualche privato (industria, banca) o di un partito politico. Come è possibile dunque che il giornale informi in modo obiettivo, cioè neutrale, senza privilegiare gli interessi dei suoi proprietari? Senza dubbio, i giornali di partito non possono essere obiettivi, almeno quando si parla di politica. E i giornali 'indipendenti' (come 'Il Corriere della Sera', 'La Stampa', 'La Repubblica',ecc.)? E' vero che questi giornali sono comunque finanziati da un privato: tuttavia essi si rivolgono a un pubblico molto ampio, e devono tener conto delle idee dei lettori. Dunque non possono privilegiare solo una 'fetta' del loro pubblico, cercando di compiacerla, ma dovranno fornire molte informazioni che interessino a tutti. Questo riduce la 'parzialità' di un quotidiano, anche se non la fa sparire completamente. Vedremo in seguito come una notizia sia sempre filtrata, cioè vista da una particolare prospettiva. Quest'aspetto è inevitabile, nessuno può sfuggirvi. L'importante è esserne consapevoli, perché in tal modo non si rinuncia alle proprie capacità critiche.


I giornali ci condizionano?

Il problema di quanto ci condizionano i giornali può essere paragonato a quello dei condizionamenti della pubblicità. E' proprio vero che la propaganda martellante di un prodotto ci induce a comprarlo? Non potrebbe suscitare un po' di fastidio? Ad esempio, stiamo guardando in TV un film avvincente, quando si verifica la solita interruzione pubblicitaria. E' vero che il prodotto reclamizzato ci resterà più impresso nella memoria, perché legato a un'emozione piacevole? Forse resta nella memoria, ma . legato al fastidio dell'interruzione.

Insomma, gli uomini non sono così facili da manipolare come qualche volta si crede, soprattutto quando si tratta di problemi su cui si sono formati una propria opinione in altro modo, leggendo libri, studiando a scuola, discutendo con gli amici, ecc.

Inoltre, nulla vieta acquistare un prodotto e poi sentirsene delusi. Allo stesso modo, la possibilità di leggere più giornali permette di fare confronti, di capire le prospettive attraverso cui vengono fornite le notizie.


IL LINGUAGGIO GIORNALISTICO

Dobbiamo ora esaminare i giornali sulla base del loro linguaggio e chiederci, anzitutto, se esiste un linguaggio giornalistico unitario. La risposta [ negativa> il giornale riunisce lessici e costruzioni di notevole diversità. Se confrontiamo un articolo di economia con uno di cronaca, ci rendiamo conto che il primo contiene numerosi tecnicismi di cui il secondo non ha bisogno. Quanto alla costruzione della frase sarebbe logico aspettarsi costruzioni più elaborati negli articoli tecnici o scientifici, e costruzioni più semplici nella cronaca; ma non è sempre così. L'articolo di cronaca politica offre spesso costruzioni alquanto faticose. Ecco un esempio:

'Ma, in agosto, sia la dc che gli altri alleati (repubblicani, liberali) hanno sostenuto che in realtà il governo perde colpi e che bisogna lavorare di più. Il Presidente del consiglio potrebbe quindi avere buon gioco a sostenere che è venuto il momento di cambiare qualche cavallo stanco. In particolare, egli punterebbe a unificare i ministeri economici'.

(da 'La Stampa', 3/9/95)

Nonostante la diversità dei lessici e delle costruzioni, esistono caratteri tipici (o ricorrenti) del linguaggio giornalistico? Se ne possono indicare almeno due:

1) la prevalenza dello stile nominale

2) l'uso frequente di termini ed espressioni prefabbricate.


1) per stile nominale s'intende un modo d'esprimersi che sopprime o limita il più possibile i verbi a vantaggio dei nomi. Lo stile nominale, che favorisce la rapidità, è molto usato nei titoli dove acquista particolare efficacia:


FARE CINEMA A TORINO. ORA LA PAROLA AI PRODUTTORI

DAL CAOS PUBBLICO LA FORTUNA DEI PRIVATI

PER LA PRIMA VOLTA MINISTRO INGLESE IN VISITA NELL'IRAN


Ricorda che:

A) allo stile nominale appartengono non solo i nomi, ma tutte le parti del discorso non verbali (aggettivi, preposizioni, ecc.). Infatti, se manca il verbo, tutte queste forme si subordinano e fanno riferimento al nome. Ad esempio,

SI' A PENSIONI E PROROGA SFRATTI

B) allo stile nominale appartengono anche le forme verbali di modo indefinito (infinito, participio, gerundio) in quanto risultano simili ai sostantivi e agli aggettivi. Dunque il titolo:

PICNIC ASPETTANDO PASQUA

è una frase nominale.


2) esaminando ora l'uso di termini e espressioni prefabbricate. Si tratta indubbiamente di un difetto della prosa giornalistica, che limita il valore delle sue informazioni.

Cerchiamo di comprenderne le cause.

Bisogna partire da un dato fondamentale: l'articolo di cronaca deve essere scritto in fretta: se l'avvenimento da raccontare si svolge in serata (uno spettacolo teatrale, una manifestazione sportiva, ecc.), resta pochissimo tempo prima che il giornale vada in macchina.

Non ci sarà tempo per correggere il pezzo, o per rimediare a qualche dimenticanza.

Per questi motivi, gli anglosassoni hanno stabilito una regola che ogni buon giornalista deve rispettare: la regola delle cinque W. Un articolo deve saper rispondere a queste domande:


who?

chi?

chi è il protagonista

where?

dove?

in quale luogo si è verificato il fatto

when?

quando?

in quale momento si è verificato il fatto

what?

che cosa?

in sintesi, ciò che è accaduto

why?

perché?

quali sono le cause e i fini che l'hanno determinato


Naturalmente, il giornalista può scendere più o meno nei dettagli, può usare un tono più o meno drammatico, e così via, ma certamente non deve trascurare le informazioni essenziali.

Tuttavia, anche il giornalista che rispetta la regola delle cinque W non riesce, di solito, ad evitare un altro difetto: per l'appunto, l'uso di stereotipi (cioè di espressioni prefabbricate).

Vediamo qualche esempio, cominciando dagli articoli di cronaca cittadina. Qui troveremo continuamente espressioni come sciagura agghiacciante, brutale rapina, tragico incidente, efferato delitto, audace furto, clamorosa evasione, brillante operazione (di polizia), truffa colossale, ecc.

Naturalmente una rapina può essere anche sanguinosa, un incidente drammatico e una truffa clamorosa: ma si tratta di variazioni minime e già previste.

Nella cronaca politica si incontreranno altri stereotipi: un atteggiamento sarà fermo o responsabile; un contrasto sarà netto o insanabile; un confronto sarà aperto o costruttivo; ecc.

Sono frequenti anche locuzioni come: a livello di Ministero, in ambienti vicini al governo, nell'area (repubblicana, socialista, ecc.), in sede partitica.

Per concludere, qual è la conseguenza dell'uso eccessivo di espressioni prefabbricate? E' una perdita d'informazione. Tutti i fatti si assomigliano tra di loro, perché sono raccontati con lo stesso linguaggio. Viene meno la capacità di aderire a una situazione specifica.


COM'E' FATTO UN ARTICOLO




A colpire l'attenzione del lettore sono anzitutto i titoli. La loro caratteristica (diversamente dal titolo di un libro) è di essere distribuiti su più righe, secondo uno schema di questo tipo:

a. occhiello b. titolo c. sottotitolo d. sommario


Continua la spietata rappresaglia contro i civili

La guerra del terrore

tra Khomeini e l'Irak

Sulle città bombardamenti a tappetto

Tragica la situazione alla frontiera tra i

due paesi. La popolazione fugge dalle

case. Teheran minaccia per ritorsione di

bombardare Bagdad. Anche a Beirut si

temono nuovi stragi. In Libano sta

arrivando la portaerei Usa 'Eisenhower'


(da 'La Repubblica', 11 marzo 1985)


Di volta in volta, può mancare l'occhiello o il sottotitolo o il sommario. Qualche volta il sottotitolo è seguito da un altro sottotitolo chiamato catenaccio, in un diverso corpo tipografico.

Il titolo di un articolo svolge funzioni precise:

1) vuole suscitare l'attenzione e invitare alla lettura

2) vuole presentare subito tutta la notizia, sia pure in forma sintetica. E' chiaro che, anticipando il più possibile il contenuto dell'articolo, il titolo viene ad assumere la funzione di guida alla lettura. Leggendo l'articolo, il lettore ritroverà e vedrà confermato quello che gli era stato preannunciato.


q      Sarebbe troppo lungo esaminare un intero articolo in relazione al suo titolo.

Soffermiamo la nostra attenzione sulla composizione del titolo stesso: è interessante osservare i rapporti tra le sue componenti (occhiello, titolo, sommario), perché ciascuna di esse può avere una notevole autonomia: in molti casi è una frase che costituisce un vero e proprio testo, grazie al suo valore di sintesi.

Di solito l'occhiello serve a introdurre il tema di cui si parla, mentre il titolo fa risaltare la notizia, e il sommario aggiunge informazioni indispensabili. Ecco un esempio:



occhiello I tre ex presidenti e altri esponenti della dittatura argentina devono rispondere di

crimini contro l'umanità


TITOLO: DESAPARECIDOS, PROCESSO AI GENERALI


sommario: Saranno rievocate in aula le più tragiche pagine legate al regime dei militari – Gli uffi-

ciali sono detenuti in carceri 'dorate' – Non si potrà comunque accertare l'esatto numero

delle persone scomparse

Altre volte, invece, l'occhiello è subordinato al titolo, cioè va letto dopo il titolo per poter essere comprensibile:


occhiello: Lo sgombero totale previsto entro i primi di giugno


TITOLO: ISRAELE HA ANNUNCIATO


sommario: 'Ce ne andiamo dal Libano'

Mentre nel primo caso occhiello, titolo e sommario costituivano testi autonomi, nel secondo esempio si ha un testo costituito dall'unità di titolo, sommario e occhiello.

q      Esaminare i rapporti tra le componenti del titolo è interessante anche da un altro

punto di vista, quello dell'obiettività o meno dell'informazione. Si è già detto che i giornali filtrano una stessa notizia in modi diversi, cioè mettono l'accento su aspetti diversi. Ecco un esempio molto evidente:


Vivaci polemiche a Chivasso tra il comune e l'Enel

L'INQUINAMENTO DELLA CENTRALE CAUSA GRAVI DANNI ALLA SALUTE


Per l'inquinamento causato dalla centrale termoelettrica

VIVACI POLEMICHE A CHIVASSO

Nel primo caso, l'accento cade sul problema dell'inquinamento; data la sua gravità, che vi siano vivaci polemiche appare del tutto naturale.

Nel secondo caso, l'accento cade sulla vivacità delle polemiche; si ha quindi l'impressione che il problema non sia quello dell'inquinamento, ma piuttosto di imparare a discutere in modo più sereno.

q      L'importanza del filtro tende a diminuire di fronte a un avvenimento che suscita

sentimenti unanimi in una nazione: un disastro naturale, oppure un grave incidente, saranno descritti da tutti i giornali in tono drammatico. Tuttavia potranno esserci delle differenze: un quotidiano accennerà alla possibilità di evitare il disastro e inviterà a cercare i responsabili, un altro ne parlerà come di una tragedia inevitabile, di fronte a cui si può esprimere solo commozione, ecc.

q      Gettiamo adesso uno sguardo al modo in cui si presenta l'articolo, e in particolare

l'articolo di cronaca. E' molto frequente questa costruzione (questo tipo di esposizione):

a) l'inizio dell'articolo – il lead (= guida e si pronuncia 'lid') – contiene in forma sintetica tutta la notizia (e quindi anche il modo in cui si è concluso l'avvenimento narrato);

b) il resto dell'articolo ricomincia da capo, narrando per ordine lo svolgimento dei fatti.

Il lead può essere più o meno lungo. Può consistere in una sola frase, oppure in più frasi. In questo caso si parla di lead 'a piramide rovesciata': la seconda, la terza o la quarta frase aggiungono nuovi dettagli al fatto anticipato nella prima frase. Puoi verificarlo immediatamente in questo esempio.


Tre delle belve sono state abbattute, la quarta narcotizzata con una cerbottana

Roma, safari tra le auto

Fuggono da un circo le tigri e un leone


Qualcuno ha aperto

la serratura della

gabbia. Terrore

in tutta la zona.

Centinaia di persone

scendono in strada.

tigri e un leone da un piccolo circo ha scatenato il finimondo, ieri mattina, nel quartiere di Prima-valle. Alla fine, tre dei felini sono stati abbattuti mentre Salomon, un tigre maschio di sei anni, del   

rozzone parcheggiato ac- canto all'ingresso del circo. Alle 10, 30, il custode era andato al bar e tutti i dipendenti del circo 'Ariz' erano fuori. 'Non

può essere stata una distra- zione – spiega il domatore

minati tranquillamente da via Emma Carelli verso via Francesco Marconi, una strada che sbocca su via Pineta Sacchetti.

'Stavo facendo cambiare l'olio della macchina dal benzinaio – racconta Carlo

di MASSIMO LUGLI


ROMA – Raffiche di mitra e colpi di pistola, scene di panico, traffico paralizzato, i bambini di una scuola elementare asserragliati nelle classi, tiratori scelti appostati sui tetti con la carabina imbracciata: la fuga di tre

peso di 150 chili, è stato bloccato con una gabbia componibile e nar- cotizzato con tre poten- tissime dosi di anestetico 'sparate' da un veterinario con la cerbottana.

A far scappare le belve è stato qualcuno che ha aperto le quattro serrature del portellone di un car-

, Sergio Casu – la chiusura funziona perfettamente. Questo è un sabotaggio bello e buono'. Quando la porta si è spalancata, il leone Nerone e le tigri del Bengala Salomon, Messa- lina e Capria (tutti animali adulti tra i 6 e i 7 anni) sono usciti fuori in fila in-

diana e si sono incam-

Pezzola, 52 anni, che abita nella zona – e ho visto passare un tipo bianco come un cencio che grida- va 'le tigri, le tigri'. Ho pensato: questo è matto, ma un minuto dopo sono arrivate. Erano calme, camminavano agitando la coda e io mi sono chiuso in auto .

Per quale motivo l'articolo anticipa nel lead l'essenziale di un avvenimento, e poi ricomincia da capo? I motivi sono probabilmente due: 1) dando una sintesi della notizia, il giornale risparmia al lettore frettoloso la necessità di leggere il resto dell'articolo: 2) ma c'è un altro motivo, più importante. I giornali tendono a ripetere ogni informazione che danno: il lead ripete (con qualche variazione o aggiunta) e rafforza l'informazione fornita dal titolo e dal sommario. Perché? Per guidare il lettore nella direzione voluta dal giornale: ripetendo una notizia, si vuole che sia capita e si vuole che sia capita proprio nel modo in cui la presenta il giornale. Così si rafforza l'impressione di verità che il giornale tende a dare (Ciò non impedisce che, di fatto, si possano trovare delle discordanze tra titolo e articolo.)

Oltre alla ripetizione, consideriamo an'altra tecnica con cui si cerca di dare l'impressione di verità e di realtà. E' l'uso del tempo presente: in tal modo il giornalista (che non ha visto il fatto, ma lo ha ricostruito grazie a varie testimonianze) si trasforma in un testimone oculare della scena: ma anche il lettore viene trasformato in testimone oculare, e ha la sensazione di vedere direttamente i fatti. Ecco un esempio:      

Fuga e pugni per un melone

Sorpreso a rubare, picchia due carabinieri


Porta Palazzo, ieri alle 11. Un uomo si avvicina a una bancarella, annusa alcuni meloni, quasi volesse scegliere il più maturo, poi ne afferra uno e scappa. E' uno dei cento furtarelli quotidiani, solitamente restano impuniti. Ma questa volta il fruttivendolo si butta sulle tracce del ladro, aiutato dai colleghi: trecento metri di corsa tra la folla, poi l'uomo è bloccato e il melone recuperato. Una radiomobile dei carabinieri, di pattuglia nella zona, nota il trambusto e un brigadiere interviene. Sembra tutto finito: il ladruncolo catturato, i carabinieri sul posto.

Ma R. P., 38 anni, non vuol saperne di finire in carcere per un melone. Comincia a dimenarsi, si avventa sul brigadiere, lo colpisce, cerca di strappargli la pistola. Interviene anche il secondo membro dell'equipaggio della radiomobile e la zuffa si fa generale. A fatica i carabinieri riescono a bloccare il P., un uomo grande e grosso. Per radio l'allarme: intervengono altre pattuglie, l'esagitato è portato, sotto buona scorta, nelle camere di sicurezza. Brigadiere e carabiniere vanno invece in ospedale, a farsi medicare: guariranno in pochi giorni.

da La Stampa, 24 agosto 1994)


Osserva che in questo articolo manca il lead: e non per un caso per una svista. L'assenza del lead è voluta perché permette di entrare subito in scena, di trovarsi nel vivo dell'avvenimento senza l'impressione che qualcuno lo racconti.

Si è detto che la funzione principale di un giornale è di fornire informazioni e commenti sull'attualità. E' indubbio però che il giornale non è solo un veicolo di notizie, ma anche di emozioni.

Del resto, dare notizie in modi diversi, con filtri diversi, significa anche suscitare reazioni emotive differenti. Non bisogna trascurare un fatto: da alcuni decenni, la maggior parte delle notizie riportate dal giornale sono già state anticipate, sia in forma più sintetica, dalla radio o dalla televisione. Il giornale arriva quasi sempre in ritardo rispetto a questi mezzi, più veloci e più puntuali (i notiziari si avvicendano infatti a intervalli di poche ore). Che cosa offre in più il giornale?

Può offrire informazioni più dettagliate, e commenti molto più ampi di quelli che possono trovar posto nei giornali-radio e nei telegiornali. In sostanza, può informare meglio. Ma può anche suscitare emozioni in un modo diverso: ad esempio, facendo rivivere le emozioni provate già una volta guardando la televisione o ascoltando la radio.


q      E' il caso della cronaca sportiva: a leggerla non è soltanto chi non ha assistito alla

competizione trasmessa il giorno prima, ma anche chi vi ha assistito. L'articolo è scritto anche per lui, anzi soprattutto per lui. Anche chi non ha visto la gara si comporta emotivamente come l'avesse già vista. Il cronista sportivo, dunque, più che raccontare dei fatti, deve ricreare un'atmosfera: l'atmosfera e le emozioni con cui l'avvenimento è stato seguito in diretta. Mentre descrive, ad esempio, un goal mancato di poco, deve far rivivere la stessa delusione provata dai tifosi.

Tutto questo spiega la caratteristica principale del linguaggio sportivo: la tendenza all'esagerazione. Così una parata sarà eccezionale, spettacolare, un portiere farà un volo fantastico per deviare il pallone, l'attaccante effettuerà un tiro micidiale, scaglierà una vera bomba, ecc.

In base a questi esempi, cerchiamo di capire meglio come funziona la tecnica dell'esagerazione. Ci sono due accorgimenti di cui un giornalista si serve con particolare frequenza: la metafora e l'iperbole.

La metafora è un procedimento con cui un termine viene sostituito da un altro, che ha qualche somiglianza con il primo. Ad esempio, anziché dire che una squadra ha perso, si dice

che si è arresa. I due termini hanno qualcosa in comune: l'idea della sconfitta. E anche se perdere una partita di calcio non è come essere sconfitti in battaglia, la somiglianza tra i due termini permette di sostituire l'uno con l'altro.

Nel gergo sportivo sono molto frequenti le metafore di tipo guerresco; e ciò si spiega perché lo sport è una forma di attività agonistica, e quindi si presta a essere descritto con espressioni adatte ad altri tipi di agonismo. Si dirà, allora, che l'avversario è stato distrutto, oppure annientato, che il portiere di una certa squadra è stato sottoposto a un bombardamento di tiri, ecc. Si usano molto anche le metafore che riguardano disastri e calamità: si parla di crollo, si dice che la diga difensiva è stata infranta, che un portiere è stato folgorato da un tiro, ecc.

Quanto all'iperbole, si tratta di un procedimento che si serve dell'esagerazione. Molto spesso metafore e iperboli coincidono; ad esempio, chiamare missile un tiro molto forte è una metafora (perché sia il pallone sia il missile sono oggetti che si spostano nell'aria dirigendosi verso un bersaglio) ma anche un'iperbole.

Si converrà che un missile è un pochino più pericoloso da un pallone da football.


Giovanni Bottiroli, Dario Corno, Comprendere e comunicare




Parole nuove

ricorrenza: aniversare, care revine                                  il cencio: carpa, zdreanta

la svolta: dezvoltat, desfasurat     frettoloso: grabit

coinvolgere: a implica                 picchiare: a lovi cu palma (pumnul)

consapevole: constient                la bancarella: tejghea, masa pt negustori

martellante: izbitor, socant          annusare: a mirosi, a adulmeca

fastidio: suparare, pliciseala il melone: pepene galben

avvincente: care ne cucereste      il furtarello: hot marunt

la dc (la democrazia cristiana): partid italian                   il trambusto: agitatie, zarva

perde colpi: (aici) pierde din imagine, din popularitate    dimenarsi: a se zvarcoli

proroga sfratti: amanarea evacuarii (din locuinta)                       avventarsi: a se avanta, a se arunca (asupra)

per l'appunto: tocmai, mai exact              la zuffa: incaierare

sciagura agghiacciante: nenorocire ingrozitoare l'esagitato: turbulentul

efferato. crud, feroce       la svista: scapare din vedere, nebagare de seama

clamoroso: scandalos                   trascurare: a trece peste, a neglija

la truffa: escrocherie, frauda      avvicendare: a alterna

partitico: de partid, partinic       mancato: care a lipsit, ratat

venir meno: a lesina, a pierde vigoare, a slabi                 i tifosi: suporteri pasionati ai unei echipe

spietato: nemilos                         micidiale: ucigas

la rirorsione: contraargument                            scagliare: a arunca cu butere,

la strage: macel, masacru            l'accorgimento: pricepere, (aici: mijloc)

l'occhiello: butoniera, coperta interioara, supratitlul       arrendersi: a se preda

catenaccio: lantisor                     la sconfita: infrangere totala, dezastru

accertare. a confirma, a da ca sigur                                guerresco: razbpoinic

lo sgombero: evacuare, mutare, detasare  agonistico: competitional

l'inquinamento: infectare, contaminare                          prestarsi: a se preta

la cerbottana: tub, teava lunga     crollo: cadere, prabusire

la raffica: rafala                           la diga: digul, stavilarul

asserragliato: incuiat                   infranto: rupt, frant, zdrobit

l'anestetico: anestezic                  il missile: racheta

il domatore: imblanzitorul           il bersaglio: tinta



IL QUOTIDIANO


Il quotidiano (il termine sottintende il nome 'giornale', del quale è allo stesso tempo un sinonimo, poiché deriva dall'avverbio latino quotidie che significa 'tutti i giorni') è, tra i mass media, quello che rappresenta l'informazione scritta, ed è uno strumento per costruire l'<opinione pubblica>, certo meno potente della radio e soprattutto della TV, poiché ha di necessità un'utenza più ristretta (richiede infatti dall'utente, per la sua stessa natura, un certo livello di alfabetizzazione ed una maggiore disponibilità di tempo), ma tuttavia sempre molto importante.

Gli italiani non sono grandi lettori di quotidiani, anche se negli ultimi anni la diffusione è andata gradualmente aumentando. Si preferisce spesso l'informazione radiotelevisiva, più efficace, meno impegnativa, forse anche meno dispendiosa.

I quotidiani – com'è abbastanza ovvio – non sono tutti uguali, e cioè non dicono tutti le stesse cose, pur manipolando la stessa 'materia prima', che è la notizia. Essi, intanto, si dividono in due grandi gruppi:

a) i giornali di partito e di opinione, che sono portavoce ufficiale di partiti politici, gruppi, associazioni di vario genere. Essi dichiarano esplicitamente la loro tendenza ed appartenenza: il lettore sa perciò che vi troverà quella particolare prospettiva, la visione del mondo di quel gruppo, partito ecc. In un certo senso consentono una lettura più chiara, poiché essi stessi ne forniscono la chiave;

b) i quotidiani che si definiscono indipendenti o d'informazione. In effetti è praticamente impensabile l'esistenza di un giornale che informi in modo totalmente obiettivo, non solo perché l'obiettività assoluta non esiste (basti riflettere che persino una fotografia riproduce non la 'realtà', bensì 'quella realtà' che vuol farci vedere chi sta dietro la macchina), ma anche e soprattutto perché ogni giornale richiede finanziamenti pubblici e privati che quindi, legandolo a determinati interessi, lo condizionano. Se non esiste l'informazione 'pura', può esistere, però, l'informazione 'onesta', e cioè quella che non tende ad ingannare il lettore con letture parziali, uso strumentale delle funzioni, scopi nascosti. Ma è comunque il lettore che deve abituarsi a fare una lettura ragionata e critica, documentandosi ogni giorno in modo da poter avere una visione completa della realtà in cui vive e farsi su di essa le proprie idee.


Com'è fatto un quotidiano?

Esistono sostanzialmente due formati: quello tradizionale, che scherzosamente potremmo definire 'formato-lenzuolo', e altro, più moderno e più piccolo (corrispondente a circa la metà del primo) detto tabloid con termine inglese che significa 'succinto'.

I quotidiani escono in gran parte al mattino, ma ci sono anche quelli della sera e della notte (alcuni escono nel corso della giornata con più di una edizione).

Le notizie arrivano ai giornali per telescrivente attraverso agenzie specializzate a cui sono abbonati, o anche dai giornalisti 'inviati' e dai 'corrispondenti', e, per quanto riguarda le notizie locali, dai canali più disparati: enti locali, informatori, polizia, questura, ospedali ecc .

. Il menabò (in effetti, con la tecnica della fotocomposizione l'impaginazione si può fare direttamente grazie a 'programmi' dedicati – quali il Ventura, il page-maker ecc. - . Tuttavia è sempre necessario dividere il materiale tra le varie pagine, prevedendo l'estensione di ogni 'pezzo'.) stabilisce la divisione delle pagine su linee orizzontali, dette 'tagli', e su linee verticali o colonne. E' difficile tuttavia dare indicazioni generali, poiché ogni quotidiano 'interpreta' le pagine con criteri propri, in particolare la prima, che è un po' la vetrina in cui il giornale espone la propria 'merce'. Se, dunque, vi troviamo elementi costanti (l'articolo di fondo, titoli a caratteri molto evidenti per le notizie più importanti), potremo avere peraltro prime pagine fitte di testi (ciò avviene per giornali più tradizionali, che puntano ad un proprio pubblico ormai consolidato), e prime pagine con brevi 'articoli- civetta', che preannunciano articoli e servizi più ampi nell'interno, e poi titoli su più colonne con caratteri molto vistosi, sommario, foto, vignette ecc.

Il numero delle pagine di un quotidiano può variare da un minimo di 8/10 pagine fino a 60 e più (specie per quei quotidiani che escono in edizioni locali di metropoli come Roma o Milano, o che contengono inserti e pagine specializzate).


I contenuti del quotidiano

Abbiamo detto che il quotidiano ha un numero di pagine variabile, ma raramente inferiore a dieci: gli italiani sono abituati a giornali piuttosto voluminosi.

Ogni pagina ha una propria fisionomia, e si può dire che raggruppi gli articoli, quando è possibile, intorno ad un 'tema' o filo conduttore.

In ogni caso, anche se è difficile fornire un quadro delle caratteristiche di tutti i quotidiani, ritroviamo però in tutti alcuni temi obbligati e punti fissi di riferimento.

L'articolo di fondo, detto anche 'editoriale' o semplicemente 'fondo', è il pezzo qualificante della prima pagina. Esso è scritto dal direttore, o anche da altri, ma esprime comunque il punto di vista del giornale, la sua presa di posizione ufficiale su un fatto o un problema. Non ha scopo informativo, ma di interpretazione e di commento: è un testo argomentativo, e perciò stesso di lettura non sempre facile, e richiede un lettore attento ed al corrente di fatti politici ed economici, che sappia operare le inferenze giuste per la piena comprensione.

E' composto in corpo più evidente degli articoli vicini, e in caratteri che spiccano (neretto e corsivo; talvolta il corsivo è riservato ad un altro articolo di opinione che appunto prende questo nome).

La cronaca politica trova spazio in varie pagine, a seconda, ovviamente, degli avvenimenti del momento. Il pezzo più importante è in prima pagina. Ci sono poi le pagine dedicate alla politica interna ed alla politica estera.

Notevole attenzione è riservata alla cronaca sindacale, più ampia in particolare in periodi caldi di scioperi e vertenze contrattuali.

Tutti gli articoli su questi temi hanno anzitutto uno scopo informativo, al quale si mescola, però, il commento (che può anche trovare più ampio spazio in articoli a sé). Ci troviamo perciò di fronte ad articoli che dovrebbero essere narrativi o al massimo espositivi, ma che spesso tendono all'argomentazione.

La cultura ha anch'essa il suo spazio nel giornale. I pezzi di queste pagine possono prendere spunta dall'attualità (la celebrazione di un anniversario, la morte di un personaggio, un premio letterario, un Nobel, un Oscar, l'uscita di un libro, una polemica, un dibattito . ) o può anche prescindere da esse. Si tratta frequentemente di argomenti letterari, ma spesso vi si può trovare anche il pezzo scientifico, o storico, o filosofico ecc.

Questi articoli si rivolgono ovviamente ad un lettore un po' d'élite, e sono di tipo espositivo e/o argomentativo.

Le pagine speciali si possono incontrare in molti giornali con cadenza periodica, o anche quotidiana. Sono dedicate ai temi più diversi: dagli spettacoli ai programmi radio- televisivi, ai libri, al tempo libero, alla medicina, ai motori, agli affari e all'economia, alle novità della scienza e della tecnica, alle arti, alla casa e via dicendo.

E' invalso da qualche anno l'uso di alcuni quotidiani di affiancarsi, a giorni fissi, e con un modesto sovrapprezzo, un supplemento settimanale illustrato (chiamato magazine).

La pubblicità e gli annunci a pagamento occupano nei quotidiani spazio e 'peso' notevoli. Quella che colpisce maggiormente a prima vista è costituita dalla réclame di prodotti commerciali. Insieme a questa, e talvolta per intere pagine (specie nell'edizione di domenica) si trovano annunci economici, e poi necrologi, propaganda di spettacoli ecc. Esiste anche una pubblicità camuffata, non riconoscibile a prima vista: è quella dei cosiddetti 'redazionali' e degli 'speciali' che occupano a volte intere colonne o inserti, e si presentano come normali articoli informativi, mentre è chiaro che, anche se usano ampiamente la funzione referenziale, tutti questi pezzi nascono con lo scopo di convincere il potenziale acquirente, cogliendolo in questo modo ancora più sprovveduto.

Per rendere meno monotona la pagina stampata, oltre a giocare sui caratteri e sul corpo dei titoli, i quotidiani ricorrono a fotografie e vignette (queste ultime, per lo più, di satira politica). Alcuni dedicano anche pagine ai fumetti, giochi, cruciverba ecc.

Insomma, come si vede, il quotidiano è un microcosmo, un piccolo mondo, in cui trova il suo specchio – talvolta più, talvolta meno fedele – tutta la realtà. Ovviamente, 'tutta' quella che 'fa notizia': è ormai classica la battuta che ricorda come raramente un giornale si occuperebbe di un cane che morde un uomo, mentre non si lascerebbe certo sfuggire l'episodio di un uomo che morda un cane.


La lingua e lo stile del giornale

Malgrado la loro diffusione sia in Italia, come si diceva, relativamente limitata, con i giornali la lingua è diventata comunque un prodotto di 'consumo di massa'; esaminare lingua e stile dei quotidiani ci porta dunque a fare delle riflessioni su come oggi, mediamente, si parla e si scrive.

Occorre però puntualizzare che il nostro discorso si muove entro alcuni limiti obiettivi piuttosto forti. Infatti abbiamo visto che sotto la voce 'giornale' si nasconde una realtà multiforme e diversificata. I giornali sono diversissimi, sia tra loro che al loro stesso interno, come, d'altronde, la realtà di cui sono lo specchio. Un quotidiano di tendenze conservatrici rivelerà questo atteggiamento anche nel uso dei moduli linguistici e stilistici, laddove un giornale scritto con l'occhio ad un pubblico 'popolare' adotterà maggiore scioltezza, minor rigore linguistico e registri più familiari. Come si è visto, poi, la varietà dei linguaggi speciali, settoriali, che coesiste nelle pagine del quotidiano, è senz'altro grandissima. Senza contare che il lettore della pagina letteraria non sempre coincide con quello della pagina sportiva e della politica, e di questo il giornale non può tener conto.

Dando per scontato che articoli e pagine specializzate si rivolgono ad un lettore, per così dire, più individualizzato, andremo allora a ricercare la 'lingua del giornale' in quegli spazi dedicati ad una più vasta e generalizzata massa di destinatari. Queste limitazioni restringono il nostro ambito di osservazione sostanzialmente a due aspetti sufficientemente esemplificativi: i titoli e la cronaca.

I TITOLI ci forniscono una sintesi brevissima della notizia. . ] La 'sintassi del titolo' ha avuto un notevole influsso per il consolidarsi di alcuni modelli linguistici, ormai entrati nell'uso corrente. Tra questi, ricordiamo i più diffusi: prevalenza dello stile nominale [ . ], ampia diffusione di voci straniere (boom, week-end, summit, identikit ecc.); ellissi delle preposizioni in alcuni complementi (uomini radar, vertenza Fiat, ciclone scioperi, traffico caos) e diffusione di costrutti del tipo: matrimonio lampo, notizia bomba, udienza fiume, operazione esodo); uso ed abuso di maxi, mini, super, in unione con nomi e aggettivi (superdecreto, bollette super, maxiprocesso, mininchiesta) e tendenza all'esagerazione: tutto è superlativo, sia in negativo che in positivo; uso di sigle ed abbreviazioni (la mobile, la stradale, gli antinebbia, i pendolari, i mondiali).

IL TESTO DEGLI ARTICOLI DI CRONACA – risente ampiamente di questi modelli e li sfrutta per raggiungere uno stile rapido, essenziale, veloce e senza fronzoli , tendendo soprattutto ad informare, senza secondi fini. Questo è l'aspetto più evidente ed anche il più positivo, di quello che si suole definire uno 'stile giornalistico'.

Ma esistono anche alcune 'cattive abitudini' che spesso dilagano nei testi di cronaca. Tra queste si possono annoverare senz'altro i 'prestiti' dal linguaggio burocratico, per cui non si dice, per esempio, 'esaminare', ma 'prendere in esame', non 'modificare', ma 'apportare modifiche', non si vieta 'di fare il bagno', ma 'la balneazione', e via dicendo.

Accanto a questi, l'abuso di enfasi, stereotipi, frasi fatte, tecnicismi.

Quando questi aspetti prevalgono, ci troviamo di fronte alla degenerazione dello stile giornalistico, il cosiddetto 'giornalese' o 'giornalistese', che riassume tutte le peggiori abitudini dei giornalisti (e che purtroppo incontra sempre maggior fortuna tra gli 'imitatori'!).


A. Mariotti, M.C. Sclafani, A. Stancanelli, La lingua e il testo


parole nuove

impegnativo: care angajeaza, care obliga  prescindere: a face abstractie de ceva

dispendioso: costisitor, scump     affiancarsi: a se alatura de

il portavoce: purtator de cuvant   camuffato: camuflat, mascat

ingannare: a minti, a amagi         acquirente: achizitor, cumparator

l'ente: agentie sprovveduto: nepregatit

fitto: des, compact, dens                                la scioltezza: libertate in vorbire, simplitate

articoli-civetta: articole care atrag atentia                dare per scontato. a socoti, a considera

l'inserto: fascicule atasate unor ziare, dosar, mapa   l'ambito: cadru, sfera, cuprins

il pezzo: bucata(literara, muzicala), fragment                      mirare: a tinti

presa di posizione: luare de pozitie                           compendioso: concis, pe scurt

spiccare: a iesi in relief, a frapa                                 il fronzolo: zorzoane, inflorituri de stil

la vertenza: controversa, chestiune in discutie          dilagare: a se extinde/intinde

prendere spunto: a se ivi          annoverare: a enumera


GIORNALI E TV


. Nel giornale italiano la disposizione della materia a generalmente la seguente: nella prima pagina, che è poi la facciata del quotidiano e ce ne dà l'immagine, c'è il titolo, il nome del giornale,, la 'testata', come si dice, con la presentazione degli avvenimenti di maggiore importanza e articoli di fondo con commenti e analisi che chiariscono le intenzioni politiche che sono alla base del giornale.

Nella seconda pagina ci sono notizie sindacali e di politica interna.

Nella terza pagina si presenta una grande varietà di argomenti di natura artistico – letteraria. E' questa una caratteristica del quotidiano italiano che, con la collaborazione di illustri scrittori, critici, saggisti, ha saputo avvicinarsi ad una grande massa di lettori.

Nella quarta, quinta, sesta pagina, cronaca interna di argomento giudiziario, notizie sul tempo meteorologico, pubblicità, lettere al giornale, necrologi.

Nella settima pagina notizie dall'estero.

Nelle pagine successive possiamo seguire ancora rubriche di arte, musica, scienza, tecnologia, salute, bellezza, libri, pubblicità.

Seguono le pagine economiche e finanziarie con notizie sugli affari, sulla borsa, sui mercati.

Una parte importante è riservata alle notizie dello sport ed alle cronache locali, relative cioè alle città in cui il giornale ha prevalente diffusione.

Per quanto riguarda la lingua dei giornali, possiamo dire, con lo studioso Bruno Migliorini, che il quotidiano è 'il principale luogo di scambio tra la lingua scritta e la lingua parlata'. Vi troviamo, infatti, tutte le varietà della lingua scritta, da quella letteraria a quella burocratica, tecnica . .

Stampa cattolica: 'L'Osservatore Romano' (Città del Vaticano), 'La Famiglia Cristiana' (Cuneo)

Periodici sportivi: 'La Gazzetta dello sport', 'Il Corriere dello sport', 'Stadio', 'Sport Sud', 'Tuttosport', più una lunga serie di riviste specialistiche che curano sport particolari.


* Grammatica Italiana per Stranieri, corso multimediale di lingua e civiltà


COME SI SCRIVE E SI STAMPA UN GIORNALE


Il giornale, foglio quotidiano di informazioni politiche, sociali, economiche, artistiche, di cronaca ecc., oggi entra, si può dire, in tutte le case, ma un tempo o non esisteva affatto, oppure aveva una diffusione molto relativa. Non è qui il caso per quanto potrebbe risultare assai interessante, di fare la storia del giornale dalle origini ai nostri giorni. Basterà accennare che esso in senso moderno prende sviluppo soprattutto dall'invenzione della stampa, la quale, sostituendo i così detti menanti (da menare 'menar la mano scrivendo') o copisti, permise una maggiore e più rapida diffusione delle notizie scritte o dei fogli d'avviso, che in Venezia furon chiamati gazzette, da gazzetta, la moneta cui corrispondeva il loro costo. Il primo giornale a stampa italiano uscì a Firenze nel 1631 e da allora, col progredire della tecnica tipografica, i giornali si sono talmente moltiplicati, da diventare una specie di pane quotidiano per chi non vuole restare estraneo agli avvenimenti più interessanti del proprio come degli altrui paesi. Immaginiamo pertanto di passare qualche ora, a partire dalle sedici, nella sede di un giornale, per scoprire come esso si scrive e si stampa.

Il luogo dove il giornale è scritto si chiama redazione, e consta di vari uffici, a cui corrispondono più o meno i vari settori. A capo di tutto è il direttore, che risponde della linea politica del giornale e della sua economia generale. Il suo più diretto collaboratore è il redattore capo il quale soprintende ai molteplici settori della redazione, chiamata anche, in gergo giornalistico, 'cucina', perché vi si mette a cottura tutto ciò che verrà poi pubblicato nel giornale.

Le notizie che il giornale pubblica, trasmesse o dai corrispondenti e inviati speciali del giornale, o dalle agenzie giornalistiche, speciali uffici istituiti per raccogliere le notizie dall'interno o dall'estero, giungono alla redazione attraverso le telescriventi, apparecchi simili alle comuni macchine da scrivere, le quali trasmettono e ricevono a distanza notizie ed articoli, oppure anche attraverso il telefono e la posta. I fattorini, cioè gli inservienti, fanno continuamente la spola delle telescriventi ai vari uffici della redazione per portare le notizie ai redattori, che le leggono, poi le 'passano', cioè le correggono, le scrivono e le riscrivono. Le notizie affini vengono raggruppate nel così detto pastone, che porta un unico titolo . Tutti gli articoli di cronaca passano al vaglio del capocronista, il quale traccia su un foglio quello che in gergo giornalistico è menabò (lett. 'mena, guida il bue', cioè guida chi non sa), lo schema di impaginazione.

Si avvicina l'ora di punta e il ritmo del lavoro in redazione diventa addirittura frenetico; tutto il materiale deve presto passare in tipografia per essere stampato in tempo debito per non 'perdere i treni', che dovranno recare il giornale nelle varie città del paese. A questo punto entrano in funzione prima l'impaginatore, cioè colui che, su indirizzo del redattore capo e sulla scorta dei vari menabò provvede all'architettura delle pagine, e poi il tipografo che le stampa. Il capotecnico della tipografia è chiamato ed è lui che dispone su un bancone i telai d'acciaio, su cui i compositori stendono a mano i titoli. Poi entrano in funzione le linotypes, parola inglese, che designa la macchina a tastiera, la quale compone con metallo fuso, subito raffreddato, intere linee di caratteri (in inglese types ). Le pagine del giornale, composte in tal modo con tutti i loro titoli sono passate ai macchinisti, che le fissano sui cilindri della rotativa, la macchina tipografica, che oggi con estrema rapidità stampa tutte le copie del giornale.

E' ormai l'alba e mentre i redattori e i tipografi vanno a dormire, sulla redazione e sulla tipografia piomba, dopo tanto frastuono e tanta attività, un profondo silenzio, che durerà sino alle prime ore del pomeriggio.



Non cessa però il frastuono attorno al giornale, uscito dalla tipografia; i treni lo hanno portato nelle località più lontane, i furgoni in quelle più vicine. Ed eccolo esposto nelle edicole , mentre gli strilloni urlano per le strade i titoli delle notizie più clamorose, per invogliare i passanti a comprare il foglio stampato. E la gente si ferma e lo compera perché esso è diventato un elemento essenziale della vita, una specie di secondo quotidiano, che, a differenza di quello fatto con grano, nutre la mente, avida di conoscere, anche nei minimi particolari, i fatti e gli eventi del giorno, da quelli politici a quelli sportivi, da quelli di cronaca bianca a quelli di cronaca nera. E il giornale cerca di accontentare i gusti di tutti, anche quelli più raffinati, ai quali dedica la così detta terza pagina, che contiene articoli di varia cultura firmati da autori affermati.

Così il lavoro, che i giornalisti, redattori e tipografi hanno compiuto nel giro di poche ore e con ritmo snervante e febbrile, non è stato vano, avendo raggiunto lo scopo di tener aggiornata la gente sui multiformi aspetti della vita quotidiana.


Haritina Gherman, Limba italiana – cura practic

Parole nuove

accennare – a aminti, a arata in treacat                          tela d'acciaio – folie metalica

menanti – copisti                        compositore –(tipogr.) culegator

foglio d'avviso – foaie de informatii                               stendere a mano – a culege de mana

pertanto – deci, asadar                 metallo fuso – metal topit

soprintendere – a conduce           linee di caratteri – randuri intregi

gergo giornalistico – limbaj gayetaresc                           piombare – (aici) a se asterne

telescrivente – telescriptor (scrie prin telecomanda)        frastuono – zarva mare, zgomot asurzitor

i fattorini – curieri                      i furgoni - furgonete

l'inserviente – ajutor, om de serviciu                              gli strilloni – vanzatorii de ziare

fare la spola - a face naveta clamoroso - rasunator

il pastone – cronica stirilor straine                                 invogliare – a indemna

passare al vaglio – a trece prin sita                                 secondo (piatto) – felul doi de mancare

in tempo debito – in timp util     cronaca bianca – stiri bune

su indirizzo – pe baza recomandarilor                            cronaca nera – stiri rele, tragice, dureroase

sulla scorta – pe baza indicatiilor nel giro di poche ore – in cateva ore

il bancone - tejghea                     snervante - obositor


LA STAMPA


Le pagine più tipiche del giornale, quelle che lo caratterizzano, sono le pagine di cronaca. Come si è già detto, la funzione principale del giornale è l'informazione, ed è proprio la cronaca che soddisfa la necessità di essere informati più largamente e più esattamente possibile su tutti gli aspetti della vita. Cronaca degli avvenimenti internazionali, cronaca nazionale, cronaca cittadina, cronaca delle disgrazie e dei delitti, cronaca di fatti lieti e luttuosi; i grandi giornali, che hanno una diffusione in più regioni, stampano pagine di cronaca locale diverse a seconda delle diverse città o province in cui sono venduti

La lingua della cronaca è proprio quella che si definisce 'giornalistica', appunto perché è quella che caratterizza il giornale; ha un andamento svelto, con periodi di solito assai brevi. ( . ) Si ricava una impressione generale di allineamento, nel senso che tutto tende ad allinearsi in maniera rapida e continua. Tutto ciò si coglie specialmente nelle cronache locali: Mentre il rapido correva sul filo dei cento chilometri orari, una carrozza ha preso improvvisamente fuoco. Fiamme, fuoco, panico; fortunatamente solo un ferito: un uomo che, preso dalla paura, si è lanciato dal treno poco prima che si fermasse. E' accaduto ieri sera sul convoglio 'R 30' partito da Termini, diretto a Milano, alle 14,04. Il treno proveniva da Napoli. Nel tratto di ferrovia fra Monterotondo e Farà Sabina il personale viaggiante si è accorto dell'incendio. E' stato dato l'allarme; il rapido è stato bloccato in aperta campagna (sulla linea Roma Chiusi – Firenze - Bologna - Milano). Prima che il treno si fermasse, il quarantottenne Carmine Severini (nativo di Case, una frazione di Secondigliano, in provincia di Napoli) si è gettato di sotto.

La cronaca si caratterizza, nel secondo contenuto, da una fitta serie di dati che costituiscono appunto il centro dell'informazione: l'ora della partenza del treno, il luogo dove è avvenuto il fatto, il nome, l'età, il luogo di nascita della persona rimasta ferita. Per quel che riguarda lo stile, osserva, nel secondo periodo, le prime due proposizioni tutte di sostantivi; e la sintassi tutta costruita con periodi brevi e proposizioni coordinate. Non mancano parole o espressioni tecniche riferite al particolare fatto narrato: convoglio per treno, personale viaggiante per i tecnici e gli impiegati delle ferrovie addetti al treno.

La cronaca dei grandi fatti nazionali e internazionali è spesso uno stile abbastanza diverso da quello della cronaca locale o della cronaca delle disgrazie e dei delitti. Infatti nella cronaca politica spesso si inseriscono riflessioni e giudizi che ne variano l'aspetto in maniera spesso molto complessa: I ministri del Lavoro e della Sanità . sono intervenuti, stasera, nel tentativo di sbloccare la vertenza dei 20 mila medici ospedalieri, primari, aiuti e assistenti. La categoria è in agitazione contro la mancata attuazione di un accordo sul nuovo trattamento economico e giuridico, raggiunto il 2 aprile scorso con la Federazione degli ospedali.

Vi sono stati scioperi . in tutti i settori dell'assistenza ospedaliera: altre manifestazioni sono programmate a breve scadenza. Gli ospedali sostengono che che le attuali condizioni finanziarie non consentono altri oneri per il personale dato il mancato pagamento di ingenti somme da parte degli enti mutualistici.

Rispetto alle cronache più rapide e semplici, qui non si nota subito una sintassi con qualche proposizione del passo riportato, come di tanta parte del giornale di oggi, è la presenza sempre più massiccia (e soffocante) di termini e frasi – fatte del linguaggio amministrativo e politico; si hanno così delle coppie fisse di aggettivi e sostantivi, con l'aggettivo prima del sostantivo, secondo cioè una posizione che la lingua moderna tende ad abbandonare sempre più decisamente: mancata attuazione, breve scadenza, attuali condizioni, mancato pagamento, ingenti somme. In questi casi la lingua tende a farsi un organismo fisso e senza vita, al punto che la scadenza non può essere che breve scadenza o lunga scadenza, le somme non possono essere quasi altro che ingenti somme. Per di più, gran parte delle azioni sono espresse da sostantivi astratti che riducono al minimo la concretezza della cosa narrata: guarda come nell'ultimo periodo si esprima con sostantivi astratti il fatto che 'gli ospedali affermano che non possono spendere di più per i loro impiegati, perché gli enti mutualistici non pagano quello che debbono pagare'. Gli impiegati o i lavoratori sono il personale, l'azione dello spendere è diventata gli oneri (che è parola dotta per 'peso')


Ignazio Baldelli, Il libro d'Italiano

Parole nuove

la disgrazia – nenorocirea            una frazione di Secondigliano – un catun

luttuoso – de doliu                                  al comunei Secondigliano andamento svelto - un stil vioi    una fitta serie – o numeroasa serie

ricavar(si) – a se obtine               addetto – (aici) care tine de

allinearsi- (aici) a se adapta          la vertenza – controversa, cauza conflictului

cogliersi – a se intampla                          la mancata attuazione - neindeplinire

il rapido – expresul                      raggiunto - incheiat

sul filo di - cu (circa)                   l'onere (peso) – (aici) povara, greutate

carrozza – vagon de tren              ingenti somme – sume uriase

personale viaggiante – personal tehnic al trenului          enti mutualistice – institutii de intrajutorare

in aperta campagna – in plin camp                                fatta – categorie



LO STILE DEL BUON GIORNALISTA

Piero Ottone


Piero Ottone, giornalista e direttore di giornali (ha diretto fra gli altri anche il 'Corriere della Sera', ha scritto un libro intitolato Il buon giornale, in cui in uno stile semplice e chiaro spiega come si scrive, come si dirige, come si legge un giornale. Delle vere e proprie 'istruzioni per l'uso', insomma, arricchite dall'apporto delle personali esperienze e dei ricordi dell'autore. Abbiamo scelto le pagine in cui Ottone illustra le caratteristiche dello stile giornalistico: sono consigli e suggerimenti che non valgono solo per chi voglia svolgere la professione di giornalista, ma per chiunque si proponga di scrivere in modo chiaro e lineare.


In genere, quando si dice che un tale si esprime in stile giornalistico, non si intende fargli un elogio. Ricordo un episodio della mia vita scolastica, ai tempi del ginnasio. Una mia frase in un tema, fu severamente segnata con la matita rossa; l'insegnante la bocciò perché era, mi disse 'di stile giornalistico'. Una predestinazione?

L'insegnante aggiunse: 'Se un giorno scriverai nei giornali, queste espressioni andranno anche bene. Ma a scuola, no.' I giornali non godono, nell'insieme, di una buona reputazione (forse raccolgono quel che hanno seminato: le reputazioni, buone o cattive, non nascono dal nulla). Ma io credo nel buon giornalismo, e sono convinto che lo stile giornalistico possa diventare bellissimo, purché risponda a determinate regole, e segua determinati modelli.

La prima regola è semplice: lo stile giornalistico esige frasi brevi e lineari. Si racconta che un direttore della Neue Zürcher Zeitung abbia detto a un giovane redattore, il giorno dell'assunzione: 'Quando scriverà un articolo, si ricordi che ogni frase ha un soggetto e un predicato, un complemento oggetto. Punto. Poi di nuovo soggetto, predicato, complemento, e un altro punto. Se una volta sentirà il desiderio di adoperare un aggettivo, venga prima nel mio ufficio a chiedermi il permesso.' E' una regola splendida. Cerco di tenerla sempre presente, e anche in questo istante, mentre scrivo queste annotazioni, tengo d'occhio i miei periodi, per accertarmi che non si allontanino troppo dallo schema.

Soggetto, predicato, complemento oggetto. Gi' i complementi indiretti, con le preposizioni e con le locuzioni prepositive, disturbano la semplicità lineare della frase; gli avverbi rischiano di renderla torbida, di appesantirla; le frasi subordinate, infine, danno al periodo un andamento tortuoso, simile a un percorso fatto di strade principali, di strade secondarie, di gallerie e di viadotti. La prosa raccomandata da quel direttore della Zürcher Zeitung ha uno sviluppo orizzontale, fa pensare alla semplicità di un tempio greco. Una prosa ricca di subordinate, somiglia piuttosto al duomo di Milano. Se comunque si deve ricorrere alle subordinate, è importante che siano agili e brevi. Si conquista la brevità, di solito, leggendo e rileggendo quel che si è scritto, limando e cancellando; la prima versione contiene quasi sempre parole superflue. Alla fine si arriva a una prosa essenziale, tersa (ma non monotona, si spera); il risultato finale, quando è limpido e trasparente, procura gioia, in primo luogo all'autore.

Lo stile giornalistico è contrassegnato dunque dalla semplicità. Ricordiamo che gli scrittori classici sono semplici; la semplicità può essere segno di grandezza; in ogni caso è segno di buon giornalismo. La prosa giornalistica, inoltre, deve essere ordinata. Ho detto che Enrico Emanuelli scriveva i suoi articoli a mano, e li scriveva bene, con semplicità (anche Missiroli scriveva a mano, ma i suoi periodi erano più complessi). Con buona pace di Emanuelli, ritengo però che sia meglio scrivere a macchina, perché la precisione meccanica del segno, la regolarità delle righe, la distanza sempre uguale fra un segno e l'altro, aiutano a evitare gli squilibri e gli scompensi; mentre la scrittura a mano invita al disordine. Dino Buzzati, oltre a scrivere i suoi begli articoli ne leggeva molti ogni giorno, scritti da altri per la Domenica del Corriere e per la terza pagina del Corriere della Sera; e diceva che le bastava prendere in mano un foglio dattiloscritto, e guardarlo, per capire se l'articolo era bello, prima ancora di cominciare a leggerlo. Aveva ragione: l'aspetto del foglio dattiloscritto può dare un'impressione di confusione, o di chiarezza.

E' ovvio che bisogna adoperare parole di uso comune, non termini strani che pochi conoscono; credo che quella di farsi comprendere sia una buona regola per tutti coloro che scrivono. Certamente lo è per chi scrive nei giornali. I vocaboli stranieri vanno usati con parsimonia, e comunque sempre tradotti, perché i lettori non sono tenuti a conoscere lingue straniere. Questa osservazione potrà sembrare una critica ad Alberto Ronchey, ed è vero che egli usa sovente parole di altre lingue, secondo l'argomento che tratta: russe quando scrive di Russia, tedesche quando scrive di Germania, un po' meno quando scrive di Cina; ma sempre le usa in modo che il loro significato sia chiaro anche a chi non parla russo o tedesco; e questo è un segno di virtuosismo, che non può essere condannato, giacché non viola la regola della chiarezza.

Le ripetizioni di un vocabolo nella stessa o in frasi vicine, di norma, sono da evitare; ma Winston Churchill diceva che le ripetizioni sono preferibili alla mancanza di chiarezza: meglio ripetere la stessa parola due o tre volte nella stessa frase, piuttosto che dar luogo ad ambiguità. Churchill era piuttosto uno storico che un giornalista, anche se in giovane età scrisse per i giornali, e fu corrispondente di guerra; le sue raccomandazioni stilistiche dimostrano che le regole dello stile giornalistico altro non sono, sovente, che regole generali. possiamo dir questo: che chiunque scriva deve tener presente il pubblico per il quale scrive, e adeguarsi. La prosa di un testo di fisica nucleare sarà meno accessibile di quella di un quotidiano: importante è che sia chiara per i fisici.

Se poi è necessario inserire in una prosa giornalistica un termine astruso, da quelli usati dagli addetti ai lavori, lo si faccia seguire dalla spiegazione del suo significato. Il New York Times, che per altro è un giornale letto piuttosto da gente colta che non da gente ignorante, se usa un vocabolo strano ha il vezzo di rimandare il lettore, con un asterisco, a una nota esplicativa in fondo alla colona, come nei libri. Il Monde fa qualche cosa di simile quando cita libri e articoli.

Potrei fare tanti esempi, per indicare come si applica la regola della semplicità, della chiarezza, della preferenza per il parlar comune. Potrei spiegare che trovo fastidioso che si scriva 'in The Times', 'in Le Monde', mentre è chiaro che quando parliamo, tutti diciamo 'nel Times', 'nel Monde'; ma casi del genere rientrano nelle regole del parlar comune, piuttosto che dello stile giornalistico; e non possiamo citarli tutti. Sono altresì da evitare i luoghi comuni, le frasi fatte. Già Lord Chesterfield, nel Settecento, esortava il figlio ad evitarli quando parlava nei salotti, e non solo quando scriveva lettere (di scrivere articoli, per un gentiluomo, non era il caso di parlare; l'attività giornalistica era considerata incompatibile con la nobiltà). Da parte mia, non credo di essere tornato a scrivere che qualche cosa 'si snoda come un serpente' da quando ero ventenne, e Massimo Caputo mi fece bonariamente notare che, se non trovavo una similitudine più personale, era meglio desistere dalle similitudini.

Un grande personaggio nella storia di Milano, Ettore Conti, diceva che nessun oratore deve alzarsi a parlare se già non ha ben chiara in testa la frase finale del suo discorso. Allo stesso modo, nessun giornalista dovrebbe mai cominciare a scrivere senza avere prima tracciato la 'scaletta' del suo articolo. La 'scaletta' indica il decorso dell'articolo; l'ordine in cui si susseguiranno le sue varie parti. Per me, la 'scaletta' è una necessità psicologica: anche se improvvisavo una cronaca al telefono, sentivo il bisogno di buttar giù su un pezzo di carta, prima di cominciare la dettatura, qualche appunto su quel che avrei dettato.

Se ci si mette a scrivere senza avere prima deciso il percorso dell'articolo, quindi senza aspere che cosa si dirà, è inevitabile un senso di smarrimento; è come inoltrarsi in un bosco senza sentieri, alla ventura.

L'articolo si compone di un'apertura, che gli anglosassoni chiamano lead; di un corpo centrale; di una conclusione Quanta pena può costare la ricerca della prima frase! Le regole cambiano secondo il genere di articolo che si scrive; l'apertura può enunciare (specie se si tratta di una notizia di cronaca) gli elementi essenziali del fatto che si riferirà, oppure può essere costituita da un episodio, da un aneddoto. Per il primo caso, quello in cui enunciamo gli elementi essenziali, gli inglesi hanno inventato la regola dei cinque 'w', secondo quale l'apertura deve rispondere a cinque domande, che in inglese cominciano appunto con quella lettera dell'alfabeto: who, what, when, where, why. La prima frase dovrebbe enunciare chi ha fatto che cosa, e quando e dove l'ha fatto, e per quale ragione.

La regola dei cinque 'w' va ricordata, ma esistono anche altre possibilità di apertura. Qualche importa è di trovare una frase felice: cioè, breve, attraente, in modo da invogliare a leggere il resto; esplicativa, perché deve far capire di che cosa si parlerà nel seguito dell'articolo. Un fondo del Guardian esordiva così: 'I vantaggi della nomina del signor Dalton a cancelliere del ducato di Lancaster non sono chiari a nessuno se non a lui stesso'. La frase era provocatoria, indicava subito l'argomento, e preannunciava che lo si sarebbe trattato in maniera critica; era inoltre ironica: un buon inizio.

E' invece un errore cominciare con una frase generica (del tipo 'chi semina vento raccoglie tempesta'); è anche sconsigliabile aprire l'articolo con una citazione tra virgolette, rivelando solo più tardi, al secondo o al terzo capoverso, chi abbia detto le frasi così riportate: ogni dichiarazione cambia significato secondo l'autore, e la lettura di una citazione, di cui non si comprende il significato, è tempo perso. E' del pari sconsigliabile descrivere per mezza colonna una persona prima di rivelarne l'identità.

Cerchiamo di immaginare lo stato d'animo di chi ci leggerà (o dovrebbe leggerci). Certi artifici letterari sono adatti a placidi lettori che la sera, seduti in poltrona, prendono in mano un libro con la ferma intenzione di leggerlo da cima a fondo, e quindi sono disposti a seguire l'autore in tutti i suoi capricci, nelle sue divagazioni. Ma la grande maggioranza dei lettori di giornale non sono tranquilli. Prendono fra le mani il giornale nei ritagli del tempo, fra molte altre preoccupazioni; quando sono in autobus o sull'aereo; lo sfogliano guardando i titoli, e decidono di leggere un articolo solo se sono invogliati dal titolo e, eventualmente, dalla prima frase. Bisogna subito agganciarlo. Se lo si costringe ad uno sforzo intellettuale per indovinare di chi o di che cosa stiamo parlando, è probabile che si scoraggi, e che volti pagina.

Alla ricerca della prima frase non si dedica dunque mai troppo tempo: talvolta occorre più tempo per trovare l'apertura che per scrivere il resto dell'articolo. Si prova a scrivere sul foglio un paio di parole, si guarda che effetto fanno, anche graficamente; quasi sempre si è insoddisfatti, e si prova con altre, poi con altre ancora, evitando i vocaboli lunghi e grevi, cercando un determinato ritmo: si vorrebbe sorprendere il lettore, sollecitarne la curiosità, stimolare in lui lo stato d'animo favorevole. Gibbon scrisse tre volte il primo capitolo della sua storia sul declino di Roma, prima di trovare il ritmo soddisfacente: poi scrisse gli altri di seguito. La prima frase di un articolo deve essere riformulata anche dieci volte, fino a quando non si trova quella che soddisfa. Provate a leggere l'apertura degli articoli di Montanelli: non troverete mai un esordio stanco, o generico, o piatto. Superato l'ostacolo dell'apertura, succede di solito che si scrive con rapidità crescente a mano a mano che si procede. Abbiamo aperto un varco: il più è fatto. La 'scaletta' ci protegge dal pericolo di sbandare, di perderci nella foresta delle idee, mentre ogni buon articolo si costruisce intorno a una sola idea: un fatto, se facciamo cronaca; una tesi, se facciamo un commento. Già due idee sono troppe.

I nomi astratti devono essere evitati, perché sono poco giornalistici, e sostituiti con nomi concreti. E' anche per questa ragione che l'inglese è, a differenza del tedesco, una lingua giornalistica. L'inglese rifugge dai termini astratti (provate a tradurre in inglese i discorsi degli uomini politici italiani: è un compito ineseguibile); è l'idioma ideale per raccontare, e sembra che racconti anche quando filosofeggia. Il tedesco, invece, è la lingua inventata per ragionare, e sembra che filosofeggi anche quando racconta. A un giovane giornalista consiglio di leggere molto inglese, poco tedesco; e credo che alla mia carriera giornalistica abbiano giovato molto gli anni trascorsi a Londra; meno quelli trascorsi in Germania.

C'è infine il problema della conclusione: ogni articolo deve avere una frase finale di qualche effetto. Diceva Antonio Baldini: se cerco il finale, vuol dire che ho già finito. Forse è vero. Ma è giusto accomiatarsi dal lettore in modo da tenere con lui buoni rapporti. Il miglior commiato è quello che, dopo la separazione, lo costringe a riflettere ancora per qualche istante su quel che ci siamo detti; è quello, pertanto, che insinua in lui qualche dubbio, che contiene un minimo di provocazione, uno stimolo alla riflessione. Vale la pena, insomma, di trascorrere un po' di tempo a cercare la frase adatta, prima di mettere sul foglio quel segnetto convenzionale che indica che l'articolo è finito.


(A. Mariotti, M.C. Sclafani, A. Stancanelli, La lingua e il testo,

Parole nuove

lineare: corect                 desistere: a renunta, a abandona

bocciare: a respinge, a lasa repetent                   il decorso: curgere, desfasurare, evolutie

purch : numai daca, numai sa                           buttar giù: a arunca., a asterne, a pune (aseza) pe

esigere: a pretinde           l'appunto: insemnare

l'assunzione: angajare(int-un post/functie)         lo smarimento: ratacire

adoperare: a folosi           la pena: pedeapsa, durere, mahnire, greutate, efort

il periodo: perioada de timp; aici: fraza               appunto: tocmai, chiar

l'istante: moment, clipa   invogliare: a face pofta, a indemna, a prinde gust

torbido: tulbure, neclar    sconsigliabile: nerecomandabil

tortuoso: intortocheat     riportare: a cita, a (se) referi

la galleria: galerie, coridor, tunel, pasaj del pari: in acelasi fel, in mod similar, de asemenea

limare: a pili, a finisa, a corecta                         da cima a fondo: de la inceput la sfarsit

terso: curat, elegant si sobru, cristalin                il ritaglio: ragaz (scurt) de timp

contrassegnare: a insemna, a distinge, a marca   agganciare: a prinde (cu un carlig)

scompenso: decompensatie, dezechilibru                       greve: greu, apasator

ovvio: evident                 l'esordio: preambul, inceput, debut

la parsimonia: zgarcenie, masura                       varco: trecatoare, defileu, loc de trecere

giacché: intrucat, deoarece, fiindca sbandare: a devia, a risipi, a imprastia

sovente: deseori, adesea   rifuggire: a evita, a ocoli

astruso: obscur, greu de inteles, subtil               inseguibile: care nu poate fi urmat/ dus la capat

l'addetto: atasat, insarcinat (oficial) giovare: a folosi cuiva, a-i fi de folos

il vezzo: obicei                accomiatarsi: a-si lua ramas bun

esortare: a indemna staruitor                             segnetto: mic semn








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